sissi, elisabetta d’asburgo

Empress_Elisabeth_of_AustriaElisabetta, nata nel 1837 a Monaco, trascorre un’infanzia spensierata tra il palazzo di famiglia nella capitale e il castello di Possenhofen in Baviera, lontana dalle formalità della corte, insieme alla madre Ludovica, al duca Massimiliano (un padre affettuoso, ma libertino e poco presente), e ai nove fratelli. E’ in campagna che Sissi è educata dalla madre, gioca tra i boschi, cavalca, spia gli animali del bosco. Qui la fanciulla vive il primo tragico amore: a 14 anni si invaghisce di uno scudiero del duca, che viene subito allontanato da palazzo. Quando vi torna è gravemente malato e muore dopo poco tempo, lasciando Elisabetta tanto addolorata da rinchiudersi in sé stessa per molto tempo. Nel tentativo di distrarla dai suoi tristi pensieri, la madre porta con sé a Bad Ischl, dove la sorella maggiore Elena deve incontrare il promesso sposo: l’Imperatore Francesco Giuseppe. Il giovane sovrano, però, rimane immediatamente affascinato dalla spontaneità della minore tra le due sorelle.
La regina madre Sofia, che ha combinato il matrimonio insieme alla sorella Ludovica, non può far altro che cedere alla volontà del figlio e programmare le nozze per l’anno successivo. Così si prende carico dell’educazione di Elisabetta, che torna in Baviera circondata da precettori: storia nazionale, rituale di corte, etichetta, lingue straniere (francese e italiano), geografia, danza e postura.
Pochi mesi dopo, a soli 16 anni, la principessa sposa il suo principe azzurro, ma la vita da sposa cede il passo alla vita da imperatrice: Franz la lascia spesso sola per occuparsi della situazione delicata dell’Impero, che si prepara alle turbolenze del ‘48; le dame di compagnia la criticano per la sua scarsa educazione, le tolgono tempo per sé stessa e privacy; la vita di corte, imperniata sul rigido cerimoniale spagnolo, la soffoca; l’arciduchessa Sofia la tratta in maniera autoritaria. Sissi si ammala: esperti le diagnosticano turbamenti psichici, che le provocano tosse cronica e stati d’ansia. Un momento di felicità le viene dalla maternità, che però vive senza l’appoggio del marito, troppo preso dalla guerra di Crimea per dedicarsi completamente alla futura madre.
La primogenita Sofia nasce nel 1855, ma la gioia di Elisabetta è breve: secondo il rituale di corte, Empress_Elisabeth_of_Austria3infatti, la bambina viene immediatamente spostata vicino agli appartamenti della nonna, curata dalle bambinaie e dalle educatrici scelte dalla stessa, lontano dai genitori. L’Imperatrice sfoga il suo disappunto con lunghe cavalcate, criticate dalla suocera. Nel giro di pochi anni Sissi diventa sempre più bella e triste: la regina malinconica tiene moltissimo alla sua forma fisica, si affatica con la ginnastica e si sottopone a diete rigide pur di mantenere un aspetto filiforme. Nel 1856 nesce la secondogenita Gisella, anch’essa sottratta quasi immediatamente alle cure della madre, che questa volta si ribella: le sue insistenze presso l’Imperatore riscuotono successo e nonostante il disappunto della suocera le figlie vengono riavvicinate alla madre, trasferite in un appartamento vicino a quello dei genitori.
L’anno successivo Elisabetta comincia ad interessarsi di politica: accompagnando il marito nelle visite ufficiali entra in contatto con le problematiche del suo impero multietnico e culturalmente frammentato. Sissi, che si sente oppressa e costretta ad una vita rigorosa, capisce il popolo, che si sente esattamente come lei: schiacciato da una burocrazia eccessiva e da uno Stato che non riconosce come proprio. Così l’Imperatrice si prodiga per far approvare delle riforme, militari e ammnistrative, che concedano respiro ai sudditi. E’ il periodo dei viaggi. Stiria, Carinzia e Ungheria sono conquistate dal fascino e dalle abilità di mediazione della regnante. Non così in Italia, invece, dove l’accoglienza è fredda: a Venezia e Milano l’antimperialismo è radicato, i moti del ‘48 hanno portato idee nuove e la penisola coltiva il sogno di liberarsi dall’oppressore e riunificarsi, nonostante i tentativi di conciliazione del regime imperiale.
Durante i viaggi i due sposi hanno il tempo di riscoprire le bellezze della loro patria, si riscoprono innamorati e hanno tempo per la loro intimità, ma un’altra ombra oscura si abbatte sul loro matrimonio: in Ungheria la primogenita si ammala di una febbre incurabile e muore. Sissi se ne sente responsabile perché ha insistito per portare le figlie nei loro viaggi, quindi si rifugia nuovamente nel silenzio, rifiutandosi di mangiare e uscire, affidando completamente la secondogenita alla nonna.
Nel dicembre dello stesso anno, dopo una gestazione difficile, viene alla luce il tanto atteso erede maschio: Rodolfo.
Elisabeth_1862Negli anni successivi la condizione dell’Imperatrice peggiora: costretta a stare lontana dal marito, impegnato nella guerra sul fronte italiano prima e costantemente preoccupato per la situazione precaria dell’Impero in seguito alla sconfitta dopo, non fa altro che piangere fino a cadere in un uno stato di disperazione; ossessionata dalla forma fisica, sottoposta a drastici digiuni ed estenuanti esercizi ginnici, trova sfogo nel fumo; evitando gli impegni pubblici, si attira le antipatie degli aristocratici cortigiani. La coppia entra in crisi: i rapporti tra Elisabetta e la suocera s’inaspriscono, si diffondono voci circa la presunta infedeltà di Franz, Sissi si dedica all’organizzazione di balli e feste per i giovani nobili viennesi. Col passare del tempo, resa sempre più debole dagli avvenimenti esterni e dal proprio crescente senso d’inquietudine, continua a perdere peso, è attanagliata da crisi di nervi e si ammala di tubercolosi. Il medico, dott.Skoda, le prescrive un periodo di soggiorno in una località a clima caldo, lontano dai problemi: le mete sono Madeira e Corfù, da cui torna rigenerata. Ma appena rientra a Vienna il suo malore ricomincia e peggiora: il male non è più solo fisico, ma la depressione le intacca lo spirito.
La soluzione sembra quella di tornare al suo buen retiro con la sorella Elena, a Corfù, dove ha trovato un po’ di serenità. La degenza questa volta è più lunga e il rientro più graduale: rifiorita, Sissi prima rientra a Venezia, poi, dopo due anni, a Vienna. La residenza imperiale viene trasferita a Schönbrunn, poco lontano dalla corte, dove la principessa vive più serenamente, riscoprendo anche il piacere di lunghe cavalcate nella natura.
Dal 1864, per questioni politiche prima e per affinità d’animo poi, Sissi riallaccia rapporti con un lontano cugino che non vede da anni: Ludwig II, appena salito al trono di Baviera. I due si incontrano spesso a Bad Kissingen e Bad Ischl, nei loro colloqui scoprono moltissime affinità spirituali: entrambi si sentono pesci fuor d’acqua nell’ambiente della corte, entrambi si sentono costretti da un’etichetta troppo rigida; si sentono spiriti eletti catapultati in una realtà dolorosa e opprimente; amano la poesia e la musica; sono fragili e si portano dentro una grande sofferenza, lei per la perduta spensieratezza e libertà, lui per una natura omosessuale che vorrebbe, ma non riesce, a domare.
In seguito alla disfatta nella guerra contro la Prussia e alla cacciata dell’Austria dalla Elisabeth_in_Bayern,_Kaiserin_von_ÖsterreichConfederazione germanica, Elisabetta si occupa dei feriti della capitale, ma poi deve abbandonare il marito, indebolito e umiliato dalla sconfitta, e trasferirsi in Ungheria per ragioni di sicurezza. Lì ricomincia ad occuparsi attivamente di politica: riceve in udienza uomini di Stato, riflette sulla situazione e invia continuamente lettere, viaggia e si adopera nuovamente come mediatrice tra Austria e Ungheria. La sua opera ha un successo talmente ampio da condurre nel 1867 all’incoronazione, sua e del marito, come sovrani d’Ungheria: l’Impero diventa austro-ungarico. Pochi giorni dopo l’elezione un’altra sciagura si abbatte sulla coppia imperiale. Il fratello di Franz, Massimiliano, partito per il Messico con la moglie Carlotta circa tre anni prima nel tentativo di conquistare un nuovo impero, viene fatto prigioniero e condannato a morte per crimini contro la nazione.
Lo stesso anno Sissi dà alla luce un’altra bambina, Maria Valeria, nei confronti della quale sviluppa una sorta di ossessione.
Si allontana nuovamente dalla vita politica internazionale per dedicarsi ai viaggi, in compagnia dell’ultimogenita e della dama di compagnia, sempre lontana da Vienna e dal marito, che tollera la lontananza pur di saperla serena. Le mete si moltiplicano e nemmeno il nipote, nato dalla figlia maggiore, la frena: ad un ritmo incalzante i viaggi si moltiplicano, tanto che viene costruita su misura per lei la carrozza di un treno, che lei potrà agganciare a qualsiasi convoglio, dotata di ogni confort per rendere più comoda la vita frenetica della viaggiatrice.
I figli si sposano, il tempo scorre inesorabile: Sissi sente la vita sfuggirle dalle dita e la giovinezza abbandonarla giorno dopo giorno. Per mantenere il suo aspetto fa uso di maschere notturne a base di carne di vitello e fragole, si dedica a bagni caldi nell’olio di oliva, dorme con i fianchi avvolti in panni bagnati e beve misture di albume e sale.
Una serie di sventure cominciano ad abbattersi sulla suo fragile animo: l’amico Ludwig perde la vita nelle acque del lago Berg, dopo essere stato dichiarato pazzo e deposto dal trono; il padre si ammala gravemente e muore prima che lei riesca ad incontrarlo un ultima volta; il figlio minore litiga costantemente col padre, conduce una vita sregolata e viene trovato morto, un colpo di pistola in testa, di fianco alla sua ultima amante; l’Imperatore intreccia una relazione con l’attrice Katharina Schratt; dopo una malattia dolorosa muore sua sorella maggiore Elena.
imperatrice_sissy_public_domainDa questi ultimi avvenimenti funesti l’Imperatrice non si riprenderà più: indosserà il lutto fino alla fine della sua esistenza, mentre nel tentativo di sfuggire il dolore continuerà a viaggiare freneticamente per l’Europa, sempre in preda ad esaurimenti nervosi. Nel settembre del 1898 accetta un invito della baronessa di Rothschild e si reca nei pressi di Ginevra. Con la contessa Sztaray sta per prendere un battello sul lungolago, quando un anarchico italiano, Luigi Luchini, le si avvicina e la scaraventa a terra pugnalandola con una lima sottilissima e affilatissima. Qualcuno la soccorre, la rialza e Sissi s’imbarca: venti minuti dopo si sente male, si stringe la mano sul petto e perde conoscenza. Si cerca di rianimarla, il suo corsetto viene aperto e una piccola macchia di sangue si apre all’altezza del cuore. Ormai è troppo tardi ed il medico non può fare altro che constatare la morte dell’Imperatrice per un’emorragia interna. Si racconta che Franz, informato della disgrazia, abbia affermato: “Niente mi è stato risparmiato su questa terra”.
 
Museo Sissi, Hofburg – Appartamenti Imperiali, Vienna
SissiMuseum, Hotel Schloss Fuschl, Schlossstraße 19, Hof bei Salzburg
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ludwig II

Conosciuto come “il re cigno” e “il re delle favole”, Ludwig salì al trono di Baviera nel 1864, a soli diciotto anni, e regnò per i successivi ventidue. Era un uomo bellissimo: slanciato, alto un metro e novanta, occhi blu magnetici, un fascino ombroso.. abbastanza per farlo considerare dai suoi contemporanei “il re più bello d’Europa”.
LudwigPochi anni dopo venne ufficializzato il fidanzamento con la cugina Sophie del Bayern – sorella della più famosa “Sissi”- ma il matrimonio, più volte programmato e altrettante rimandato, non fu mai celebrato. La ragione si legge, probabilmente, in alcune lettere recentemente ritrovate, da cui emerge la sua omosessualità.
In passato Richard Wagner era stato ospite della sua famiglia a Hohenschwangau per diversi anni ed aveva eseguito concerti privati per il piccolo Ludwig, affascinandolo. Così, una volta re, lui gli offrì ospitalità e denaro: una pensione di 8000 fiorini, una grande casa a Monaco e un contratto per completare il Tristano e Isotta e la Tetralogia dei Nibelunghi. Un idillio interrotto dal comportamento sconveniente del compositore: scoperta la sua relazione clandestina con una donna sposata, il re fu costretto dai vassalli ad allontanare il suo protetto dalla Baviera.
Ludwig Non sopportava i rituali di corte e i cerimoniali artificiosi, così come detestava i bagni di folla, infatti generalmente girava in incognito. Si racconta che visitasse la Baviera in anonimato, vestito come un cittadino qualunque, cercando ospitalità e ricompensando successivamente chi gliel’aveva concessa con ricchi doni.
Il soprannome “re delle favole” gli venne attribuito per le numerose commissioni alla realizzazione di Ludwig2meravigliosi castelli fiabeschi nella regione della Baviera: Neuschwanstein,  Linderhof, Herrenchiemsee. Dagli anni Ottanta cominciò a disinteressarsi del governo e trascorrere la maggior parte del suo tempo lontano dalla Monaco, centro della vita politica e pubblica, per ritirarsi nei suoi palazzi sulle Alpi, alla progettazione dei quali si dedicò insieme allo scenografo Christian Jank. In questi suoi castelli immaginava di vivere in un mondo ideale, del quale era sovrano assoluto, secondo il modello di Re Sole.
Gli ultimi momenti della sua vita rimangono avvolti nel mistero. Fu dichiarato insano di mente e incapace di esercitare i poteri governativi dal governo bavarese, ma il medico che firmò la diagnosi di pazzia, il professor von Gudden, non visitò mai Ludwig: si basò su una relazione, stesa da una commissione di quattro psichiatri con a capo lo stesso Gudden.
I medici avevano incaricato il conte Von Holstein, che poco sopportava Ludwig, di raccogliere pettegolezzi tra nemici del re,  dipendenti scontenti e lacchè licenziati in cerca di vendetta. Avevano lavorato su questo rapporto per tre mesi, dal gennaio al marzo 1886, ed in esso avevano sottolineato diversi punti:
l’inanità mentale era già comparsa nella famiglia del re: suo fratello Otto si trovava in un manicomio da parecchi anni
– la timidezza di Ludwig rasentava la mania: ai balli di Stato era stato visto nascosto dietro le tende e alle cene ufficiali rilassava i nervi con lo champagne
– il comportamento del re era infantile e bizzarro: Ludwig organizzava picnic notturni per sé e i suoi giovani staffieri e allestiva feste secondo la moda orientale
– il re soffriva di allucinazioni: sentiva voci che gli altri non sentivano e parlava con ospiti invisibili
– Ludwig aveva abitudine atteggiamenti fuori dal comune: si inchinava di fronte a un albero che lui definiva “sacro”; danzava con movimenti strani; si tirava la barba se era emozionato; faceva le smorfie allo specchio; ordinava che i suoi nemici fossero fatti prigionieri, frustati o deportati; colpiva spesso i servi con pugni e calci e assegnava loro missioni dispendiose e singolari, come controllare il colore della Grotta Azzurra a Capri.
ludwig3Il rapporto, inviato allo stesso Ludwig, si concludeva in questo modo: “Sua Maestà è in una fase molto avanzata di disordine mentale, una forma di pazzia nota agli specialisti col termine di “paranoia”. A causa di questa forma di malattia cerebrale, che ha uno sviluppo lento ma progressivo, Sua Maestà deve essere considerata incurabile; un calo ancora maggiore delle capacità mentali è il naturale decorso di questa malattia. Affetto da un tale disordine, la libertà di azione non può più essergli consentita e Vostra Maestà è dichiarato incapace di governare, incapacità che non durerà solo per un anno, ma per la vita di Vostra Maestà”.  Non si può dire quanto della relazione fosse vero: dopo la morte del re, infatti, molti dei servi avrebbero ritirato le dichiarazioni che erano state riportate sul rapporto.
Ciò che è certo è che a causa di questa dichiarazione il 9 giugno
una commissione governativa venne inviata a prelevare Ludwig al castello di Neuschwanstein. Un servitore fedele, avvertito involontariamente da un’affermazione di Osterholzer (“Il re non dà più ordini ora, ma solo sua altezza reale il principe Luitpold”), avvisò Ludwig, che rifiutò di fuggire, ma fece mettere a guardia del castello le forze di polizia locale, alle quali si aggiunsero presto gli abitanti della valle, fedeli al loro principe. I membri della commissione furono arrestati, trattenuti per la notte e rilasciati il giorno successivo, quando fecero ritorno a Monaco.
L’11 giugno le forze governative costrinsero i contadini, rimasti a proteggere il loroLudwig4 re, a tornare a casa; quasi tutti i dipendenti di Ludwig furono uccisi e la polizia locale fu sostituita dalle guardie di Luitpold.  Il 12 giugno alle quattro del mattino Ludwig venne catturato, deposto e preso in custodia da una seconda commissione. Venne quindi condotto nel luogo di prigionia, poco distante dalla sua residenza: il castello di Berg, che Gudden aveva trasformato in un manicomio con spioncini alle pareti, sbarre alle finestre e pareti ridipinte di bianco. Alle 18 del giorno successivo, il 13 giugno, Ludwig e il professor von Gudden si recarono al lago di Starnberg, nelle vicinanze del palazzo, per una passeggiata. Fu lo stesso medico, dal momento che Ludwig si stava comportando particolarmente bene, a congedare le guardie che avrebbero voluto seguirli; quindi diede l’ordine che la cena fosse pronta per le 20. Quando alle 21 i due non erano ancora tornati, ne venne organizzata la ricerca: i corpi senza vita dei due uomini vennero ritrovati nelle acque del lago la notte stessa.
Lo schizzo sottostante fu realizzato il 15 giugno 1886 dal tecnico distrettuale Franz Xavier Härtinger, su incarico della commissione di Monaco.
ludwig-luogomorteIl dottore fu ritrovato con un’enorme ferita sulla fronte, il suo cappello completamente schiacciato come se qualcosa di pesante vi fosse stato posto sopra, il suo ombrello nei pressi di una panchina accanto alla riva. Segni di lotta furono rilevati lungo la sponda del lago: terreno sconnesso e impronte in direzione dell’acqua. Dalla presenza di acqua nei polmoni di Gudden si dedusse che fosse morto annegato.
Il mistero di queste morti oggi permane, dal momento che alcune voci sull’accadutoludwig5 sono contrastanti: alcune dicono che cappotto e giacca di Ludwig fossero sulla riva accanto al lago, altre nell’acqua accanto al suo corpo, alcune sostengono che l’autopsia sul re non sia mai stata fatta, altri che sia stata svolta ma non abbia rilevato acqua nei polmoni. Le indagini di allora classificarono la morte di Ludwig come suicidio per annegamento, ma diverse incoerenze alimentano il mistero intorno alla sua morte: il re cigno era un buon nuotatore; l’acqua del lago era piuttosto bassa: gli sarebbe arrivata alla cintola.  Diverse sono le ipotesi che suppongono cosa sia accaduto quella sera:
– Ludwig avrebbe tentato il suicidio, trattenuto da Gudden l’avrebbe colpito e affogato, per poi lasciarsi annegare nel lago
– dopo aver eliminato Gudden, Ludwig avrebbe tentato di fuggire dalla prigionia, attraversando a nuoto il lago per raggiungere un’imbarcazione che l’attendeva sull’altra riva, ma sarebbe stato colpito da un ictus durante la traversata
entrambi sarebbero stati assassinati, o da qualche ministro o da qualche familiare di Ludwig, in modo da non costituire una minaccia per il nuovo regime
C
iò che rimane è il mistero che aleggia intorno alla vita, ma soprattutto alla morte di questo regnante, quasi ad avverare un desiderio dello stesso, che era solito ripetere:  “Voglio rimanere un eterno enigma, per me e per gli altri”.