ludwig II

Conosciuto come “il re cigno” e “il re delle favole”, Ludwig salì al trono di Baviera nel 1864, a soli diciotto anni, e regnò per i successivi ventidue. Era un uomo bellissimo: slanciato, alto un metro e novanta, occhi blu magnetici, un fascino ombroso.. abbastanza per farlo considerare dai suoi contemporanei “il re più bello d’Europa”.
LudwigPochi anni dopo venne ufficializzato il fidanzamento con la cugina Sophie del Bayern – sorella della più famosa “Sissi”- ma il matrimonio, più volte programmato e altrettante rimandato, non fu mai celebrato. La ragione si legge, probabilmente, in alcune lettere recentemente ritrovate, da cui emerge la sua omosessualità.
In passato Richard Wagner era stato ospite della sua famiglia a Hohenschwangau per diversi anni ed aveva eseguito concerti privati per il piccolo Ludwig, affascinandolo. Così, una volta re, lui gli offrì ospitalità e denaro: una pensione di 8000 fiorini, una grande casa a Monaco e un contratto per completare il Tristano e Isotta e la Tetralogia dei Nibelunghi. Un idillio interrotto dal comportamento sconveniente del compositore: scoperta la sua relazione clandestina con una donna sposata, il re fu costretto dai vassalli ad allontanare il suo protetto dalla Baviera.
Ludwig Non sopportava i rituali di corte e i cerimoniali artificiosi, così come detestava i bagni di folla, infatti generalmente girava in incognito. Si racconta che visitasse la Baviera in anonimato, vestito come un cittadino qualunque, cercando ospitalità e ricompensando successivamente chi gliel’aveva concessa con ricchi doni.
Il soprannome “re delle favole” gli venne attribuito per le numerose commissioni alla realizzazione di Ludwig2meravigliosi castelli fiabeschi nella regione della Baviera: Neuschwanstein,  Linderhof, Herrenchiemsee. Dagli anni Ottanta cominciò a disinteressarsi del governo e trascorrere la maggior parte del suo tempo lontano dalla Monaco, centro della vita politica e pubblica, per ritirarsi nei suoi palazzi sulle Alpi, alla progettazione dei quali si dedicò insieme allo scenografo Christian Jank. In questi suoi castelli immaginava di vivere in un mondo ideale, del quale era sovrano assoluto, secondo il modello di Re Sole.
Gli ultimi momenti della sua vita rimangono avvolti nel mistero. Fu dichiarato insano di mente e incapace di esercitare i poteri governativi dal governo bavarese, ma il medico che firmò la diagnosi di pazzia, il professor von Gudden, non visitò mai Ludwig: si basò su una relazione, stesa da una commissione di quattro psichiatri con a capo lo stesso Gudden.
I medici avevano incaricato il conte Von Holstein, che poco sopportava Ludwig, di raccogliere pettegolezzi tra nemici del re,  dipendenti scontenti e lacchè licenziati in cerca di vendetta. Avevano lavorato su questo rapporto per tre mesi, dal gennaio al marzo 1886, ed in esso avevano sottolineato diversi punti:
l’inanità mentale era già comparsa nella famiglia del re: suo fratello Otto si trovava in un manicomio da parecchi anni
– la timidezza di Ludwig rasentava la mania: ai balli di Stato era stato visto nascosto dietro le tende e alle cene ufficiali rilassava i nervi con lo champagne
– il comportamento del re era infantile e bizzarro: Ludwig organizzava picnic notturni per sé e i suoi giovani staffieri e allestiva feste secondo la moda orientale
– il re soffriva di allucinazioni: sentiva voci che gli altri non sentivano e parlava con ospiti invisibili
– Ludwig aveva abitudine atteggiamenti fuori dal comune: si inchinava di fronte a un albero che lui definiva “sacro”; danzava con movimenti strani; si tirava la barba se era emozionato; faceva le smorfie allo specchio; ordinava che i suoi nemici fossero fatti prigionieri, frustati o deportati; colpiva spesso i servi con pugni e calci e assegnava loro missioni dispendiose e singolari, come controllare il colore della Grotta Azzurra a Capri.
ludwig3Il rapporto, inviato allo stesso Ludwig, si concludeva in questo modo: “Sua Maestà è in una fase molto avanzata di disordine mentale, una forma di pazzia nota agli specialisti col termine di “paranoia”. A causa di questa forma di malattia cerebrale, che ha uno sviluppo lento ma progressivo, Sua Maestà deve essere considerata incurabile; un calo ancora maggiore delle capacità mentali è il naturale decorso di questa malattia. Affetto da un tale disordine, la libertà di azione non può più essergli consentita e Vostra Maestà è dichiarato incapace di governare, incapacità che non durerà solo per un anno, ma per la vita di Vostra Maestà”.  Non si può dire quanto della relazione fosse vero: dopo la morte del re, infatti, molti dei servi avrebbero ritirato le dichiarazioni che erano state riportate sul rapporto.
Ciò che è certo è che a causa di questa dichiarazione il 9 giugno
una commissione governativa venne inviata a prelevare Ludwig al castello di Neuschwanstein. Un servitore fedele, avvertito involontariamente da un’affermazione di Osterholzer (“Il re non dà più ordini ora, ma solo sua altezza reale il principe Luitpold”), avvisò Ludwig, che rifiutò di fuggire, ma fece mettere a guardia del castello le forze di polizia locale, alle quali si aggiunsero presto gli abitanti della valle, fedeli al loro principe. I membri della commissione furono arrestati, trattenuti per la notte e rilasciati il giorno successivo, quando fecero ritorno a Monaco.
L’11 giugno le forze governative costrinsero i contadini, rimasti a proteggere il loroLudwig4 re, a tornare a casa; quasi tutti i dipendenti di Ludwig furono uccisi e la polizia locale fu sostituita dalle guardie di Luitpold.  Il 12 giugno alle quattro del mattino Ludwig venne catturato, deposto e preso in custodia da una seconda commissione. Venne quindi condotto nel luogo di prigionia, poco distante dalla sua residenza: il castello di Berg, che Gudden aveva trasformato in un manicomio con spioncini alle pareti, sbarre alle finestre e pareti ridipinte di bianco. Alle 18 del giorno successivo, il 13 giugno, Ludwig e il professor von Gudden si recarono al lago di Starnberg, nelle vicinanze del palazzo, per una passeggiata. Fu lo stesso medico, dal momento che Ludwig si stava comportando particolarmente bene, a congedare le guardie che avrebbero voluto seguirli; quindi diede l’ordine che la cena fosse pronta per le 20. Quando alle 21 i due non erano ancora tornati, ne venne organizzata la ricerca: i corpi senza vita dei due uomini vennero ritrovati nelle acque del lago la notte stessa.
Lo schizzo sottostante fu realizzato il 15 giugno 1886 dal tecnico distrettuale Franz Xavier Härtinger, su incarico della commissione di Monaco.
ludwig-luogomorteIl dottore fu ritrovato con un’enorme ferita sulla fronte, il suo cappello completamente schiacciato come se qualcosa di pesante vi fosse stato posto sopra, il suo ombrello nei pressi di una panchina accanto alla riva. Segni di lotta furono rilevati lungo la sponda del lago: terreno sconnesso e impronte in direzione dell’acqua. Dalla presenza di acqua nei polmoni di Gudden si dedusse che fosse morto annegato.
Il mistero di queste morti oggi permane, dal momento che alcune voci sull’accadutoludwig5 sono contrastanti: alcune dicono che cappotto e giacca di Ludwig fossero sulla riva accanto al lago, altre nell’acqua accanto al suo corpo, alcune sostengono che l’autopsia sul re non sia mai stata fatta, altri che sia stata svolta ma non abbia rilevato acqua nei polmoni. Le indagini di allora classificarono la morte di Ludwig come suicidio per annegamento, ma diverse incoerenze alimentano il mistero intorno alla sua morte: il re cigno era un buon nuotatore; l’acqua del lago era piuttosto bassa: gli sarebbe arrivata alla cintola.  Diverse sono le ipotesi che suppongono cosa sia accaduto quella sera:
– Ludwig avrebbe tentato il suicidio, trattenuto da Gudden l’avrebbe colpito e affogato, per poi lasciarsi annegare nel lago
– dopo aver eliminato Gudden, Ludwig avrebbe tentato di fuggire dalla prigionia, attraversando a nuoto il lago per raggiungere un’imbarcazione che l’attendeva sull’altra riva, ma sarebbe stato colpito da un ictus durante la traversata
entrambi sarebbero stati assassinati, o da qualche ministro o da qualche familiare di Ludwig, in modo da non costituire una minaccia per il nuovo regime
C
iò che rimane è il mistero che aleggia intorno alla vita, ma soprattutto alla morte di questo regnante, quasi ad avverare un desiderio dello stesso, che era solito ripetere:  “Voglio rimanere un eterno enigma, per me e per gli altri”.

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