ode al piumone

Piumone, ti adoro: hai tre anni, ma ogni volta che ti rimetto sul letto dopo averti piegato un po’ sembri ancora nuovo.

Fino al tuo arrivo, per quasi tutta la mia vita in inverno ho vissuto il rito della termocoperta: un’ora prima di andare a letto l’accendevo (sul massimo rigorosamente, per me che sono freddolosissima) e cominciavo a sperare che il letto fosse caldo al momento di entrarci. Ma il calore non mi bastava mai: spesso la lasciavo impavidamente accesa una volta coricata, dimenticando, ovviamente, di spegnerla prima di addormentarmi. A quel punto le alternative erano due: morire stecchita a causa di un corto circuito fulminante, o risvegliarmi in un bagno di sudore e sostanzialmente arrostita.

Chiaro che a me è sempre toccata la seconda alternativa.

Ora ti venero, mio piumone: addio notti infreddolite; addio insonnia da piedi congelati, addio lenzuola di flanella, coperta di lana e doppia trapunta: un gesto e il letto è fatto, come recitava una pubblicità di parecchi anni fa.

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