Dello shopping e di altre patologie

Per chi ha delle forme burrose come le mie fare shopping può diventare un vero incubo.

Si parta dal presupposto che oggi come oggi pure manichini sono anoressici: facile che un vestito cada perfettamente sulle loro forme inesistenti. Quando poi, però, l’abito viene riposizionato sulle forme standard avvengono fenomeni inattesi: le pieghe si aprono, le cerniere agganciano la pelle, le gonne non si appoggiano sinuose sui fianchi ma li mettono bene in evidenza, le cinture si appoggiano dove non dovrebbero, i nastrini diventano pacchiani.. per non parlare di righine, pois, fiorellini, disegnini che subiscono un processo di dilatazione.

Si aggiunga che, nella maggior parte dei casi, le commesse d’abbigliamento sono poco meno che modelle: adattissime a sfoggiare gli ultimi capi della collezione tal-dei-tali, ma un po’ meno a capire la cliente, che “voglio(-ma-non-posso) lo stesso abito”. Al suo interno questa categoria si divide in quattro sottogruppi: le oneste (pochissime) d’animo gentile e mosse da compassione, che cercano di vestirti decentemente nonostante le sproporzioni; le volevo-fare-la-modella-ma-non-mi-hanno-preso, che appena entri esclamano: “Qui non ci sono articoli della sua taglia” e godono; le venditrici, che qualsiasi cosa indossi “Sei bellissima” mentre tu ti guardi allo specchio e ti vedi un incrocio tra una mongolfiera e un uovo di pasqua; le entusiaste, che, incuranti degli altri clienti, urlano: “Non le va la 44? Proviamo la 46, anzi no: meglio la 48”.

Per finire, ci sono gli altri clienti. Qui si apre un capitolo molto misterioso. Com’è come non è, nei camerini vicino alla sottoscritta ci sono sempre delle stragnocche, che, ovviamente, provano lo stesso modello nello stesso momento. Un breve rito: piccola passerella di fronte al fidanzato/marito/accompagnatore di turno (che non sa più dove guardare con tutto il bendiddio che si trova davanti); affermazione canonica: “Non mi sta molto bene.. mi sembra un po’ largo sui fianchi [naturalmente!, N.d.R.]: mi proverei una 38”. Dopo aver assistito alla scena generalmente non mi resta che ritirarmi in silenzio dietro la mia tendina e meditare sulle mie burrosità.

Inutile dire che la maggior parte delle volte il mio shopping si conclude con un sospiro e col riposizionamento dell’abito sulla sua gruccia, con gran sollievo del mio portafoglio.

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