Il club Dumas

Corso è un “cacciatore di libri su commissione”, incaricato da un amico per verificare l’autenticità di un manoscritto, che dovrebbe essereclub-dumas “Il vino d’Angiò”, primo capitolo de “I tre moschettieri”, messo in vendita da un collezionista spagnolo morto impiccato poco tempo dopo.
Questa indagine porta il protagonista ad un altra impresa: la ricerca de “Le nove  porte del regno delle ombre”, di cui sono rimasti sono tre volumi, dal momento che nel 1600 la Santa Inquisizione ne aveva ordinato la distruzione a la condanna al rogo dell’autore, che nel libro aveva dichiarato di aver scritto con la collaborazione di Lucifero, inglobando nel testo nove incisioni misteriose, copiate, sempre secondo le sue dichiarazioni, da un testo ancora più antico scritto dallo stesso Satana.
Corso si vede coinvolto suo malgrado in una ricerca che lo porterà attraverso l’Europa, alla ricerca di una chiave di interpretazione delle incisioni che lo aiuti ad autenticare l’uno o l’altro dei tre volumi.
A poco a poco la sensazione di essere seguito ed osservato si intensifica, fino a quando il bibliofilo si incontra con un pericolo reale…

Il romanzo si rivela una lettura avvincente e per nulla scontata, accontenta la libido sciendi del lettore colto, che trova riferimenti continui a Dumas ed ai suoi personaggi. Oltre a questo, una buona suspance e un finale decisamente poco prevedibile. Corso è un personaggio davvero affascinante, cinico e maschilista quanto basta, ed Irene, la sua aiutante-antagonista, inquietante ed intrigante.

Incipit:
Il lampo di luce proiettò la sagoma dell’impiccato sulla parete. Penzolava immobile da una lampada al centro del salone e man mano che il fotografo gli si muoveva attorno, facendo scattare l’otturatore, l’ombra provocata dal flash si delineava via via su quadri, vetrine piene di porcellane, scaffali coperti di libri e tende aperte su grandi finestre, dietro le quali cadeva la pioggia.

La citazione:
«Non mi piacciono i regali» mormorò Corso, cupo. «Una volta dei tipi
accettarono un certo cavallo di legno. Artigianato acheo, c’era scritto sull’etichetta. Che idioti.»

 

Arturo Perez Reverte, Il Club Dumas o L’ombra di Richelieu

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